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Polemica politica. Termine (Pd): ‘Follonica e le vocali mancanti’
Follonica: “Il curioso caso di Follonica e delle vocali negate Non è difficile: in italiano non esiste la forma neutra, un nome è maschile o femminile, non si scappa. Dottore o dottoressa, scrittore o scrittrice, bambino e bambina”, Così apre una nota del segretario provinciale del pd Grosseto, Giacomo Termine.
“Una regola semplice,- prosegue - codificata dall’Accademia della Crusca, presente in ogni vocabolario e libro di grammatica. Basta consultare gli scritti, tra gli altri, di Cecilia Robustelli, Giuseppe Patota o Vera Gheno. E invece no, la Destra – questa brutta destra che nega diritti ed è dura coi deboli e prona coi forti – in barba a linguiste e linguisti ha cancellato dal suo alfabeto la A e la E quando si tratta di questioni di genere.
Ne sa qualcosa Francesca Stella, consiglierA di opposizione e vicepresidente del Consiglio Comunale di Follonica, apostrofata ieri diverse volte come ConsiglierE –“per me è consiglierE, -RE!” urlato più volte con la giugulare palpitante per lo sforzo vocale - da Alberto Aloisi, presidente del Consiglio Comunale. Poco importa la questione in discussione – una proposta da mettere o non mettere in votazione - importa invece, e tanto, la pretesa di cancellare la differenza di genere dal linguaggio istituzionale.
Ha cominciato la – per noi è LA – presidente del Consiglio Giorgia Meloni che orgogliosamente rivendica il suo essere IL premier. Gli altri la seguono a ruota liberando evidentemente istinti repressi per anni nel finto adeguarsi al politicamente corretto: gli uomini, a conferma di una gigantesca questione culturale e di un irrisolto retaggio patriarcale; ma anche le donne, il che è ancor più grave. Ma non sorprende, perché se sono soprattutto le donne di destra a minacciare la libertà della donna di decidere del proprio corpo, è conseguente (normale no, normale proprio non si può dire) che si vivano e dunque si esprimano al maschile. Cancellando quella vocale si vorrebbero cancellare anni di emancipazione e liberazione, come se si potesse tornare indietro di decenni per negare diritti acquisiti e conquiste culturali. Noi no, noi donne democratiche rivendichiamo l’uso del corretto linguaggio di genere a seconda che ci si trovi di fronte a un uomo o a una donna.
Quindi: consigliera, sindaca, ministra, senatrice. E via dicendo. Non è difficile. A Francesca Stella va la nostra solidarietà, ad Alberto Aloisi – peraltro eletto nelle liste di Forza Italia e Italia Viva, che così si accoda alla peggior destra - la nostra condanna e, per il prossimo Natale, un manuale di grammatica. Un ripasso non fa male. E rassicuriamo tutti: a ogni intervento correggeremo sempre chiunque usi il maschile per una donna, rileggeremo ogni atto e verbale perché sia corretto anche il linguaggio scritto. Non permetteremo che si torni indietro”, conclude Giacomo Termine.