Grosseto: «Ora basta davvero, non c’è più tempo! La sanità Maremmana - sostiene la Segreteria territoriale Nursing UP Asl Toscana sud est - rischia ogni giorno che passa di precipitare in un caos assistenziale senza precedenti. E’ come un paziente in pericolo di vita a cui in emergenza si deve assegnare un “codice rosso”, utilizzando immediatamente le migliori risorse disponibili in termini di qualità e di tempo per cercare di salvarlo.

Queste sono oggi le critiche condizioni in cui versano i Presidi Ospedalieri della Provincia e soprattutto l’ospedale Misericordia di Grosseto; è giunto il momento di intervenire al più presto ed invertire la disastrosa rotta intrapresa impedendo che pazienti e personale sanitario paghino con la propria salute e la propria professionalità, colpe assolutamente non loro.

Oltre alle solite e ormai endemiche problematiche che riguardano il Pronto Soccorso e che ancora una volta tardano ad essere risolte, in questo momento, correlata anche alla situazione pandemica, è l’intera “Area Medica” che rischia di implodere, dove quotidianamente il rischio di non veder garantiti i minimi assistenziali a tutela dell’utenza, non è un’opzione ma è diventata una certezza. Il personale è sistematicamente costretto a lavorare sottoorganico e dove prima i sanitari che entravano in turno sapevano con sicurezza con quali e quanti colleghi avrebbero lavorato, in un contesto organizzativo certo e programmato, oggi non vi è più alcuna certezza e una mattina ci si può trovare ad iniziare il turno magari in 3 infermieri e 2 OSS e la mattina dopo ritrovarsi nel medesimo contesto lavorativo a dover garantire la medesima assistenza e le medesime cure in solo 2 infermieri ed un solo OSS. Per non dire che sempre più spesso, per andare a tamponare carenze negli altri setting, gli spostamenti e la riduzione del personale avvengono anche all’interno dello stesso turno. Follia pura!

Tutti i giorni riceviamo vere e proprie richieste di aiuto, da colleghi smarriti e frustrati, che paragonano i settings dell’”Area Medica” ai gironi Danteschi dell’Inferno, dai quali ci supplicano di farli uscire.
Infermieri e OSS il cui problema non è quello di dover lavorare troppo (rientri e riposi saltati ormai non si contano più....) ma avere la sensazione che una volta terminato il turno saranno costretti a portarsi a casa il fardello e la paura non essere riusciti a garantire un’assistenza adeguata a chi ha bisogno, con tutti i rischi penali e civili correlati.

E stavolta non ci accontenteremo della solita risposta della Direzione Aziendale che proverà come al solito a minimizzare ciò che sta realmente accadendo. Non ci basterà sentirci raccontare che la situazione è difficile ma non drammatica e che il personale non è al completo ma è comunque sufficiente a garantire un’assistenza adeguata, perché così non è.
Ma se per assurdo ciò che affermano fosse vero, allora sarebbe come ammettere che il problema principale è organizzativo, legato al fatto che non esiste un minimo di programmazione e di razionalizzazione delle risorse, dove la Direzione di Presidio non riesce ad avere una visione prospettica dei problemi e tenta di risolverli di volta in volta, con risultati non solo scadenti, ma soprattutto pericolosi. E allora bisogna intervenire immediatamente, senza se e senza ma.

E si sappia che qualora le cose non dovessero modificarsi rapidamente, oltre allo stato di agitazione, l’incontro con il Prefetto, l’esposto in Procura, il passo successivo sarà un continuo e ripetuto appello attraverso i media affinchè chi può intervenga, a tutela della salute pubblica e dei lavoratori».