SPI CGIL Grosseto "Per il governo siamo un bancomat"

Il dibattito sull’addizionale regionale IRPEF, secondo lo SPI CGIL Grosseto, è stato alimentato per nascondere le gravi mancanze del governo Meloni. A gravare sulle tasche e sulle spalle dei pensionati non è l’esiguo importo dell’addizionale, quanto piuttosto il sempre maggiore calo del potere d’acquisto e un’indifferenza da parte del governo che lascia indietro soprattutto i più fragili.

Grosseto: «Tutto questo dibattito sull’addizionale regionale trova ragione fino a un certo punto – esordisce Erio Giovannelli, segretario generale SPi Cgil Grosseto – La Regione Toscana ha particolarmente salvaguardato dal pagamento dell’addizionale i redditi sotto ai 28.000 euro. E va detto che la manovra regionale è stata presa quando, a dicembre 2023, si sono accorti che dal governo Meloni non avrebbe anticipato il cosiddetto payback alle Regioni. Quindi, alla fine, sono di nuovo stati i lavoratori e i pensionati a pagare per le mancanze del governo».

Ai pensionati sarebbe toccato un doppio “prelievo”. «Soprattutto a quelli che superano i 28.000€ nel 2024 – rimarca Giovannelli – Oltre ad avere l'aumento dell'addizionale regionale hanno subito la riduzione di circa il 50% della rivalutazione delle pensioni da parte del governo Meloni».

Inflazione al 17% e rivalutazioni troppo basse

«Per questo occorre sottolineare che, a fronte di un’inflazione salita del 17% tra il 2022 e il 2024, la perequazione automatica ovvero l’adeguamento delle pensioni, è del tutto insufficiente - dice Erio Giovannelli – Emblematico l’aumento bizzarro di soli 1,80 euro per le pensioni minime. E considerato che le pensioni sotto ai 1.000 euro sono 4,8 milioni in tutta Italia, i cittadini e le cittadine particolarmente in difficoltà sono, praticamente, tanti quanti gli abitanti di intere regioni come il Veneto o la Sicilia».

Poi Giovannelli torna sulla questione del payback, meccanismo che chiama le aziende fornitrici di dispositivi medici a restituire una quota del proprio fatturato qualora la spesa complessiva delle Regioni superi i limiti stabiliti. «Se vogliamo soffermarci sull’aumento del payback – sottolinea Giovannelli – va detto che la Corte costituzionale con una sentenza ha sancito che il payback è dovuto. Il governo Meloni dovrebbe solo far applicare la legge e la sentenza della Corte costituzionale per far alleggerire il carico fiscale delle Regioni sui cittadini. Ma niente di questo avviene, perché così il governo può proseguire nel suo obiettivo di ridurre il supporto alla sanità pubblica e aumentare il ricorso al privato. Sempre più inaccessibile per le fasce di reddito più basse».

Infine, una stoccata alla cosiddetta prestazione universale, introdotta dal governo Meloni in via sperimentale dal 1° gennaio 2025. «È dedicata agli chi ha un’età pari o superiore agli 80 anni e vincolata a un massimale Isee di 6mila euro. Secondo il governo Meloni dovrebbe sostituire e integrare l’indennità di accompagnamento – dice Giovannelli - Di universale, però, non ha nulla. In Italia ci sono 4 milioni di persone non autosufficienti ma solo 15mila di loro potranno beneficiare di questa misura. Gli altri che faranno?»