Era il 7 gennaio del 1978 quando a Roma, nel quartiere Tuscolano, in Via Acca Larenzia, trovarono la morte Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni, in quella che è nota come la "Strage di Acca Larenzia".
Un pluri omicidio a sfondo politico, così lo ha definito la cronaca di quegli anni, rivendicato dai Nuclei Armati per il Contropotere Territoriale.
I giovani uccisi, due attivisti del Fronte della Gioventù, Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, assassinati davanti alla sede del MSI e Stefano Recchioni, attivista della Destra Sociale ucciso qualche ora dopo, durante degli scontri.
Per Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, le indagini non hanno mai chiaramente individuato i colpevoli, l'arma del delitto una mitraglietta Scorpion, nel 1988 venne ritrovata a Milano in un covo delle Brigate Rosse.
Dalle perizie effettuate sull’arma si scopre che la stessa arma utilizzata per la strage di Acca Larenzia era stata usata negli omicidi dell'economista Ezio Tarantelli, dell'ex sindaco di Firenze Lando Conti e del senatore della Democrazia Cristiana Roberto Raffili.

Fatti come questi hanno segnato la storia politica del nostro paese, il fatto che non sia mai stata emessa nessuna condanna, non vuol dire rinunciare alla verità e alla giustizia. Ancora oggi per quanto successo, “nessuno viene chiamato a pagare il conto con la giustizia”.
A noi non rimane che ricordare questi ragazzi, e sperare in un futuro in cui verità e giustizia si incontrino.