La geotermia e il suo racconto... la vena poetica che si sprigiona dal cuore caldo di Toscana

Tra la valle del diavolo e il paradiso dell’energia, il vapore fonte di ispirazione continua per l’arte e la narrazione di un umanesimo che tiene insieme spirito e scienza 

Larderello: Geotermia. È sufficiente pronunciare la parola di questa risorsa, contenuta nel cuore della Terra, per avvertire un brivido. Di emozione, di suggestione, di incanto, di mistero. Il brivido di temperature altissime, di calore incandescente, di magma ardente, della forza del vapore che dalle viscere del pianeta cerca sentieri sotterranei di risalita alla ricerca di luce, di aria, di superficie. Un enigma che dalla notte dei tempi accompagna l’uomo, dialogandovi nel corso dei secoli con una dialettica anche accesa, a tratti drammatica e violenta. Perché l’uomo è niente di fronte alla potenza della Terra, ma il suo ingegno non si arrende mai, si pone con curiosità e operosità di fronte a ciò che a prima vista appare come un leviatano indomabile. E pian piano riesce a venirne a capo, ad individuare forme di interlocuzione, a raggiungere equilibri con la natura selvaggia e apparentemente ingestibile, addirittura a imbrigliare vapore e calore per trasformarli in energia e in benessere per le popolazioni.

La geotermia è esattamente questa storia: un’avventura toscana dal cuore caldo e dal grande fascino, le cui radici affondano nelle civiltà etrusca e romana che utilizzavano le acque geotermiche per scopi termali e curativi, poi proseguiti nel corso dei secoli con sviluppi e anche battaglie per il controllo di territori ricchi di acque calde e di minerali preziosi, “terre rare” che adesso, agli albori del nuovo millennio, pur nella diversità di tipologia – un tempo l’oggetto del desiderio era rappresentato da allume e zolfo, ma anche da vetriolo e poi dal boro, mentre oggi si parla di litio, cobalto, manganese e altri – tornano di moda per usi a servizio della tecnologia e della transizione energetica.

Di fatto, nel Medioevo la zona tra Larderello e Monterotondo Marittimo, per i suoi vapori diffusi, era considerata l’anticamera dell’inferno. Non è un caso che ancora oggi la si definisca “Valle del Diavolo”: la leggenda narra che Dante Alighieri vi trovò ispirazione per scrivere l’Inferno della Divina Commedia; di sicuro, il Sommo Poeta vi fa riferimento nella Canzone XIV della raccolta delle Rime: “Versan le Vene le fumifere acque Per li vapor, che la terra ha nel ventre, Che d'abisso le tira suso in alto”. Durante il Rinascimento i Medici videro in queste aree un tesoro, sia per la salute grazie alle acque geotermiche rivelatesi particolarmente benefiche per la cura della gotta, di cui soffriva buona parte della signoria fiorentina de’ Medici, sia per il controllo dei suddetti minerali fondamentali nella lavorazione della lana, business centrale per le fortune della Repubblica fiorentina.

È evidente, quindi, che dalla preistoria all’antichità per arrivare al Medioevo e alla storia moderna fino a quella contemporanea, la geotermia ha sempre rivestito un ruolo chiave nella vicenda umana, attrazione irresistibile per i suoi linguaggi iconici e per le sue impattanti espressioni naturali su cui da sempre l’umanità si è interrogata, cercando di capirne le origini, i pericoli e le potenzialità. Il progresso scientifico e l’evoluzione industriale, l’affinarsi degli studi e delle discipline chimiche, matematiche e ingegneristiche, hanno aiutato il genere umano nella comprensione di questi fenomeni ed oggi il know how industriale forgiato in Toscana – prima con gli usi chimici avviati nel 1818 dal Conte De Larderel e poi con le 5 lampadine accese il 4 luglio 1904 dal Principe Ginori Conti, cui seguì nel 1913 l’entrata in esercizio della prima centrale geotermoelettrica – ha fatto scuola in tante parti del mondo, ma la Toscana resta il luogo per eccellenza che, oltre a custodire i saperi geotermici, presenta caratteristiche ideali per creare sviluppo sostenibile e per raccontare una storia che, se da una parte affonda le proprie radici nella profondità dei millenni e della Terra, dall’altra sembra destinata a non finire mai ed anzi a tracciare nuove rotte di innovazione, suggerendo continuamente traiettorie e potenziali utilizzi, ahimè non sempre colti dagli uomini del nostro tempo.

Ecco perché la geotermia è una miniera in tutti i sensi: di energia e di calore, di natura e di storia, ma anche di ispirazione per arte e turismo, per cultura e narrazioni originali. Una vena poetica, ma anche prosaica ed artistica, che sgorga dal ventre del mondo e, proprio come la sua natura energetica, non si esaurisce mai. È come se queste terre fossero in una costante fase creativa, dimensione eterna dove niente si ripete uguale a prima ma si reinventa al pari dei cicli del vapore.

Naturale che qui l’arte, e non solo la scienza, trovi terreno fertile. È proprio così: le aree geotermiche sono terre di scienza e di tecnica, dove si produce energia principalmente con il lavoro di ingegneri e di altre figure che vengono da una formazione scientifica, ma nella loro poliedricità questi luoghi sono anche humus per l’intelletto, per la letteratura e l’arte, per un umanesimo per così dire integrale, dove scienza e letteratura si incontrano, mente e spirito potenzialmente convergono, fede e ragione dialogano alla ricerca di nuovi saperi sulle tracce di un vapore che tiene insieme terra e cielo, quasi ad indurre l’uomo a togliere lo sguardo da se stesso per rivolgerlo verso gli abissi e le profondità ma anche verticalmente teso in direzione dei cieli e di lontani orizzonti, a seguire lo slancio dei soffioni e dei geyser che si sprigionano naturalmente o artificialmente, laddove si individui un nuovo serbatoio e si realizzi un pozzo attraverso le tecniche di perforazione che costituiscono anch’esse un’arte tecnologica tanto sublime nella sua eccellenza quanto complessa nella sua realizzazione.

Forse è per questo che la geotermia raccoglie intorno a sé anche una serie di luoghi simbolo, come le tante facce di un prisma: il Museo della Geotermia di Larderello, ma anche gli altri poli museali diffusi sul territorio per favorire la conoscenza di questa energia nelle sue diverse espressioni – dalla storia alla geologia, dalla chimica alla tecnica fino alla chiave interpretativa naturalistica e territoriale –, l’Arena Geotermica realizzata nel 2017 dal basamento di una torre di raffreddamento, le manifestazioni naturali, il Parco delle Fumarole e il Geoparco delle Biancane, i sentieri di trekking geotermico ed i percorsi turistici intorno alle centrali di produzione dell’energia elettrica, gli scavi archeologici con le terme etrusco-romane del Bagnone, le proiezioni luminose a tema dantesco e di altro genere letterario sulle torri refrigeranti, gli itinerari del gusto con i “menu geotermici” dei produttori locali riuniti nella Comunità del cibo ad energie rinnovabili, le aree di manifestazioni naturali e molte altre meraviglie paesaggistiche, oggi riunite per la maggior parte nel Geoparco nazionale delle Colline Metallifere - Tuscan Mining UNESCO Global Geopark.

Non sorprende, allora, che quanti sono in grado di leggere i segni della geotermia riescano a tirar fuori da questa terra non solo vapore ma anche poesia, prosa, icone e bellezza. Qui Giorgio Simoni ambienta e modella i suoi romanzi geotermici, qui pittori ed acquerellisti sulle loro tele danno forma al vapore; qui scienziati, università, gruppi di ricerca si recano in visita per approfondire i loro saperi; qui emittenti tv, registi e creativi da tutto il mondo – e forse, proprio perché nessuno è mai stato profeta in patria, queste attenzioni e sensibilità provengono da luoghi geograficamente lontani – elaborano sceneggiature e contenuti unici nel loro genere; qui il Festival delle Colline geotermiche inventa ogni anno monologhi e spettacoli, esibizioni e sfilate, cammini sospesi nel vuoto e dialoghi con l’imbarazzo dell’infinito; qui il cicloturismo, lo sport e il benessere, fucinano idee e progetti di turismo sostenibile; qui Fabio Sartori – le cui foto sono uno dei filoni narrativi di questo volume – fissa, ferma nel tempo, indaga dalla sua lente fotografica ed immortala le cattedrali del silenzio, alla scoperta continua del dialogo tra il talentuoso ingegno dell’uomo, l’imponente solidità delle sue creazioni ed il prorompente ma allo stesso tempo silenzioso – quasi fosse un ossimoro – vigore della natura, attraverso i suoi scatti diventati iconici in tutto il mondo, che gli sono valsi premi e riconoscimenti internazionali, da New York a Tokyo passando per Parigi e facendo tappa in molte altre prestigiose rassegne d’Italia e d’Europa. Perché le volute di vapore, ma anche le forme iperboliche delle architetture geotermiche, l’espressività intensa di questi paesaggi, la potenza nobile di questa energia sono fonti immense di ispirazione, dal punto di vista tecnico ma anche sotto l’aspetto artistico di una terra più unica che rara, di cui occorre saper cogliere le sfumature ed i tratti più intimi per scolpirli nella irripetibile suggestione di forme d’arte capaci di diventare messaggi.

Per questo motivo la geotermia è una grande risorsa di Toscana, ma è anche un viaggio. Sì, un viaggio del vapore e della mente, viatico per l’energia rinnovabile e al contempo ambiente prediletto per le arti figurative e per la letteratura, alla scoperta dell’umanesimo quale relazione più intima tra la natura e l’intelletto, tra il lavoro e l’uomo, tra la tecnologia e la persona, tra l’ingegno dell’umanità e la gestione delle macchine in una dialettica delicata e seducente, che in questa modernità a tratti spaesante – in cui ci interroghiamo, non senza preoccupazione, sul futuro dell’intelligenza artificiale tra le cui tante opportunità si cela insidie da governare con saggezza – costituisce una bussola orientatrice ed un patrimonio prezioso a cui attingere per tracciare ancora una prospettiva di speranza, un orizzonte di luce, non solo elettricamente intesa, nel tempo del buio del pensiero.