Rifiuti sui marciapiedi, allarme diritti umani a Grosseto

Il CNDDU interviene sul caso di Via Aquileia: accessibilità, legalità e dignità non sono opzionali

Grosseto:  Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene con fermezza sulla situazione segnalata dal Garante della disabilità di Grosseto, Diego Montani, in merito alla presenza di rifiuti ingombranti abbandonati sui marciapiedi di Via Aquileia, nella città di Grosseto.

Non siamo di fronte a una mera questione di decoro urbano, ma a un problema che incide direttamente sulla sostanza dei diritti umani. Il marciapiede è uno spazio di libertà e sicurezza, un’infrastruttura invisibile che consente a tutti di muoversi in autonomia. Per una persona con disabilità motoria o sensoriale, quell’autonomia non è un dettaglio: è dignità, è partecipazione, è possibilità concreta di vivere la città. Quando quello spazio viene occupato da mobili, materassi o elettrodomestici lasciati in attesa di ritiro, anche se regolarmente prenotato, si crea una barriera che costringe a deviazioni pericolose e comunica un messaggio implicito di esclusione.

La prenotazione del ritiro non autorizza l’occupazione della zona pedonale. La legalità non è un’opinione, e l’accessibilità non è un optional. Se manca un controllo concreto ed efficiente, se non vi è vigilanza sistematica e applicazione coerente delle sanzioni, il principio resta sulla carta mentre le persone più fragili affrontano quotidianamente ostacoli evitabili. È necessario un rafforzamento deciso delle azioni di monitoraggio e un’assunzione chiara di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti. Gli appelli e la sola sensibilizzazione, quando non accompagnati da strumenti efficaci, rischiano di trasformarsi in rituali formali privi di reale impatto.

Accanto al dovere del controllo, vi è una responsabilità culturale che non può essere elusa. La scuola rappresenta il primo presidio educativo in cui si forma la coscienza civica delle nuove generazioni. Parlare di diritti umani non può limitarsi alla dimensione teorica: deve tradursi in esperienze, riflessioni e percorsi che rendano evidente come un gesto apparentemente banale possa incidere sulla vita concreta di un’altra persona. Educare alla cura dello spazio pubblico significa educare alla cura dell’altro. Promuovere la sensibilità verso le barriere architettoniche significa coltivare empatia, consapevolezza e responsabilità.

Il Coordinamento ribadisce che l’accessibilità è una misura della qualità democratica di una comunità. Una città che tollera ostacoli evitabili sui marciapiedi è una città che indebolisce la propria coesione sociale. Una scuola che educa al rispetto dei diritti contribuisce invece a costruire cittadini capaci di riconoscere che ogni spazio condiviso è anche un impegno condiviso.

Garantire marciapiedi liberi e sicuri non è un favore, ma un dovere giuridico e morale. È un segno di civiltà. È la prova concreta che i diritti umani non sono dichiarazioni solenni, ma pratiche quotidiane che si difendono, si vigilano e si insegnano.

prof. Romano Pesavento - presidente CNDDU