Lupi, scatta l’allarme sicurezza per allevatori e residenti

Il Comitato Pastori d’Italia chiede interventi urgenti: “Applicare le deroghe e avviare piani di contenimento, la situazione è fuori controllo”

Manciano: La Presidente del Comitato Pastori d'Italia, Mirella Pastorelli, lancia l'allarme: un branco di 5 lupi scorrazza in località Montioli, comune di Manciano, avvicinandosi ai centri abitati. "Il lupo non è più diffidente nei confronti dell'uomo" - afferma Pastorelli - "e questo lo porta ad avvicinarsi con grande facilità ai centri urbani, suscitando tanta preoccupazione nei residenti".

La situazione è molto critica: lo dimostra lo scempio avvenuto nella notte del 20 gennaio, all’azienda "La Campigliola" Comune di Manciano di Carmelo Masala,il branco dei lupi ha predato un vitello appena nato, riducendolo a brandelli. "Non è più possibile andare avanti così, ogni volta un dolore indescrivile, avevo dismesso le pecore per non vedere più tanta carneficina, mettendo su un allevamento di vacche non è valso a nulla - dichiara Masala - "Il lupo è diventato un problema troppo grande per gli allevatori. La politica deve intervenire con misure concrete per proteggere le nostre aziende".

Pastorelli chiede l'applicazione delle deroghe previste dalla direttiva Habitat (art. 16) in caso di danni così ingenti. Il lupo non può essere considerato un animale sacro quando causa danni non quantificabili alle aziende. Inoltre è necessario immediatamente il recepimento del declassamento del lupo già approvato in C.E., come già è stato fatto dai Paesi membri , al fine di organizzare piani nazionali di contenimento tenendo conto delle zone vocate alla pastorizia

È scaduto il tempo di temporeggiare il lupo non va considerato un animale sacro, basta sprecare soldi pubblici per studi e progetti che non portano nessun risultato alle aziende.

La situazione è critica e non da sottovalutare alla luce di ciò, la Presidente chiede al governo di intervenire urgentemente, non si gira dall’altra parte ma prenda come esempio le azioni messe in atto dagli Stati membri che hanno avuto a cuore sempre le sorti dei propri allevatori