L' anticamera del centro negli anni '70

Il negozio della Singer. Due distributori di benzina praticamente l’uno accanto all’ altro. L’ edicola dei giornali. Il Caffè Gorrieri. La profumeria. Il negozio d’arte. Dall’altro lato i vestiti del Donati, la tabaccheria di Vinicio, il caffè Gorrieri, il “caccia e pesca” del Gracci

Niente Chalet ma il chiosco di Vera la bananaia. Le catene (the chains, dicevamo noi studentelli, masticando un inglese approssimativo) delimitavano i quattro lati dell’area che precede l’accesso al corso Carducci. Nell’angolo accanto alla profumeria Nalesso mettiamoci la donnona con al crocchia di capelli bianchi, lo scialle nero di lana, le gambe con le varici e il canestro colmo di pacchetti di semi di zucca e noccioline, appoggiato su uno sgabello dal piano fatto di stoffa da sdraie. 

Un quadro approssimativo, lo so. Dai miei ricordi non esce altro. Per questo vorrete correggerlo ed integrarlo. Quel che non potrete, neppure volendo, correggere, è un particolare importante. La presenza del traffico delle auto. 

Potrà sembrare paradossale, considerando i problemi dell’inquinamento atmosferico ed acustico, ma quel traffico ci diceva che il centro era vivo. Anche il solo carico e scarico delle merci dava nitidi segnali di vitalità di una zona della città che ci stava fortemente a cuore.

(nella foto corso Carducci di Grosseto oggi)