Aree interne: Comunità energetiche, le azioni della Regione per promuoverle

Audizione in commissione dell’assessora regionale all’Ambiente. Le risorse dal Pnrr e lo stanziamento aggiuntivo della Regione per la produzione autonoma di energia rinnovabile nei Comuni con meno di 5mila abitanti. La campagna d’informazione e promozione nei territori

di Sandro Bartoli

Firenze: La commissione istituzionale per il sostegno, la valorizzazione e la promozione delle Aree interne della Toscana ha tenuto nei giorni scorsi, un’audizione dell’assessora regionale all’Ambiente sul tema delle Comunità energetiche, energia da fonti rinnovabili e specificità delle aree interne della Toscana.

L’iniziativa della commissione, come ha spiegato il presidente in apertura dei lavori, nasce per l’esigenza di un aggiornamento su un tema rilevante: un intervento specifico da 2,2miliardi di euro a livello nazionale per le Comunità energetiche che potranno nascere nei Comuni al di sotto dei 5mila abitanti, favorendo l'uso di fonti rinnovabili e non inquinanti e consentendo l'accesso all'energia a costi sostenibili. L’obiettivo principale, è stato spiegato dall’assessorato, è fornire benefici ambientali, economici e sociali a livello di comunità ai suoi azionisti o membri o alle aree locali in cui opera, piuttosto che profitti finanziari. La Comunità energetica è costituita da un insieme di cittadini e imprese che condividono in maniera virtuale energia prodotta da energia rinnovabile. Risponde alle finalità della transizione ecologica, del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (Pniec), dell’aumento di produzione di energia da fonti rinnovabili, del contrasto alla diffusione della povertà energetica. È pensata come un’opportunità per ridurre disuguaglianze territoriali, dare maggiori possibilità di accesso, e, secondo gli orientamenti del Pnrr, un contributo nell’ottica della coesione sociale del contrasto allo spopolamento dei territori marginali. Le Comunità energetiche, com’è stato spiegato dall’assessorato, sono ancora in fase di costituzione: al momento ce ne sono 39 in tutta Italia, ancora nessuna in Toscana, dove le amministrazioni locali e le associazioni di categoria si stanno dimostrando molto interessate. Si cerca ora di diffonderne il più possibile la conoscenza tra i cittadini.

La Giunta regionale ha individuato un percorso per promuovere e sostenere le Comunità energetiche, definendone le attività. Si tratta di un soggetto giuridico senza scopo di lucro, può essere costituito in forma di associazione, cooperativa o consorzio, autonomo ed effettivamente controllato da azionisti o membri, che possono essere persone fisiche, piccole e medie imprese o autorità locali, comprese le amministrazioni comunali. Sono già in corso incontri e iniziative nei territori per coinvolgere le persone, far conoscere le potenzialità di questo nuovo strumento e promuoverne la diffusione. È in atto la collaborazione con il Gestore servizi elettrici (Gse), nonché con altri enti pubblici ed universitari. Alla società Arrr Spa (Agenzia regionale recupero risorse) è stata assegnata una specifica attività finalizzata a garantire l’animazione territoriale, anche sotto forma di consulenza energetica a sportello e di informazione diffusa, e l’assistenza e supporto tecnico. Molti gli aspetti da perfezionare, dall’individuazione della capacità di autoconsumo dell’energia prodotta da parte della singola comunità energetica, alla stesura di statuti e regolamenti che richiedono competenze specifiche.

Le risorse stanziate dal Governo andranno a finanziare l’installazione degli impianti: sono a prestito, con condizionalità molto strette legate al Pnrr. Dei 2,2miliardi nazionali, alla Toscana dovrebbero arrivare circa 55milioni di euro. La Regione, che ritiene le Comunità energetiche uno strumento da valorizzare e utilizzare il più possibile, ha deciso un ulteriore stanziamento con risorse del Por per altri 20milioni di euro, che dovrebbero andare a coprire tutte le fasi: quella preliminare, quella di progettazione e quella di installazione degli impianti. È in atto un confronto tra il Governo e le Regioni, che hanno chiesto di rivedere il limite di potenza dell’impianto, inizialmente fissato a un massimo di 200 kilowatt. Il limite è stato ora esteso fino a un megawatt. C’è anche il tentativo – sono in corso contatti con le autorità europee – di trasformare l’erogazione di queste risorse da prestito a finanziamento.

Molte le domande e richieste di approfondimento da parte dei consiglieri, che concordano riguardo alla necessità di una massiccia campagna d’informazione e promozione, soprattutto per il coinvolgimento dei cittadini e la raccomandazione – sottolineata dal presidente della commissione – di porre un’attenzione particolare al supporto dei piccoli Comuni, per dare parità di accesso a tutti i territori, anche dove ci sono strutture deboli, che rendono difficile la partecipazione ai bandi.