Draoli infermieri grosseto.jpegUna riflessione del presidente dell’ordine delle professioni infermieristiche di Grosseto, che fa il punto sugli ultimi mesi: “La comunicazione è stata finora troppo ottimista, dobbiamo guardare alla realtà e tenere duro”.

Grosseto: “Questo lungo periodo andrà studiato anche per l'impatto della comunicazione sul Covid-19 che, con il senno di poi, non ha funzionato come si sperava”, il presidente dell’ordine delle professioni infermieristiche di Grosseto, Nicola Draoli, parte da questa riflessione per tracciare un bilancio dell’ultimo anno. “Siamo tutti stremati e chi, come noi infermieri, lavora in sanità è anche annichilito: dal grande lavoro, dallo stress di questi mesi, dalle continue sollecitazioni esterne che ci hanno visto, alternativamente, eroi e nemici. Non è facile, e per certi versi non è più sopportabile, seguire il flusso comunicativo di massa e ascoltare ipotesi che fanno male per l’aspettativa che creano riguardo alla fine di questo periodo di emergenza. L'ipotesi di una variante che rende necessaria più che mai la dose booster non è qualcosa di sconvolgente in verità, perché è un elemento tipico della medicina, che è una scienza empirica, basata sull’osservazione e la conoscenza dei fenomeni e che, proprio per questo, cambia in itinere, ricalibrando le proprie azioni di fronte alle nuove evidenze. Nemmeno due anni fa si registravano i primi decessi da Sars-Cov2 senza capirne, ancora, le cause; era quindi impossibile, all’epoca parlare di cure e di prevenzione ed è per questo che l’unica azione preventiva realizzabile è stato il lockdown. A questo sono seguiti il distanziamento fisico, l’igiene delle mani e degli ambienti, l’uso della mascherina: accorgimenti difficili da accettare, soprattutto per un lungo periodo, quando per mesi si è proclamato che con il primo ciclo vaccinale avremmo riconquistato la libertà. Era evidente, e i segni c’erano tutti, che così non sarebbe stato: soprattutto se ci sono interi continenti in cui le vaccinazioni sono del tutto irrisorie. Adesso però dobbiamo accettare il fatto che, a due anni di distanza, la situazione non sembra migliorata. Ci sono evidenze enormi di benefici tra vaccinati e non vaccinati in termini di contagiosità e gravità della malattia, ma non basta e adesso sappiamo che dobbiamo tutti ricorrere alla dose di richiamo, vaccinare i nostri figli, continuare a tenere comportamenti rigorosi e prudenti. Tutte cose normali in una pandemia che cozzano, però, con le aspettative che ci siamo creati per mesi. Per l’anno che verrà, quindi, faccio un invito alla prudenza, anche in ambito comunicativo: niente proclami su cosa sconfiggerà il virus ma, più realisticamente, accettiamo di andare avanti giorno per giorno senza perdere però le cose belle della vita che stiamo riconquistando. Alla popolazione chiediamo lo sforzo di continuare a stare attenti e di ricorrere alla vaccinazione: per completare il ciclo con la dose booster o per avviarla per fasce di età che ora sono vaccinabili. E ai miei colleghi infermieri ricordo che dal prossimo anno saremo chiamati a controllare quanti di noi hanno ricevuto la somministrazione del richiamo: per la nostra categoria un obbligo al quale non possiamo derogare, per la sicurezza nostra e di tutti. Teniamo duro, siamo prudenti, manteniamo la consapevolezza che questo è il percorso più utile, al momento, che possiamo mettere in piedi”.