natale BN.jpegdi Massimo Ciani

Il Natale della mia infanzia era lontano parente di quello di oggi. Di certo vissuto più profondamente e socialmente. Festività soprattutto religiosa, lasciava comunque spazio ad una laicità più consapevole.

Babbo Natale cercava di trovare spazio a spintoni e colpi di pancia in un contesto nel quale a farla da padrona era lei, la Befana. Brutta e vecchia, malvestita quanto volete, ma intimamente nostra. Se ne stava tutto l'anno in qualche angolo recondito della nostra immaginazione dormiente, per emergere, ospite acclamato, ogni sei gennaio.

Io alla befana ho creduto almeno fino ai dieci- dodici anni. E quando qualche compagno più smaliziato ha squarciato il velo, non ci crederete ma la rabbia si è frammischiata al pianto. Non mi riusciva di ammettere che quel mito così atteso con cadenza annuale dovesse cadere così, in un solo attimo, nel nulla della delusione. Per qualche giorno vissi quel dramma nel mio personale dolore, guatando di sottecchio con rancore mal dissimulato i genitori, autentici protagonisti consapevoli dell'inganno perpetrato ai miei danni.

Non mi riusciva di pensare che quelle tazze di tè caldo, quei biscotti, quei mazzetti d'erba per l'asinello, quelle calze vuote destinate miracolosamente a riempirsi, facessero parte di una rappresentazione teatrale , di un film che si rinnovava ogni anno, come i cinepanettoni di oggi. Poi ripensavo alle gioie delle attese, alle notti della vigilia trascorse pressochè insonni, al freddo di quelle epifanie in cui ti destavi appena giorno , a quel lento scartare piccoli oggetti di minimo valore avvolti in carta di giornale, al carbone vero e finto, e a quell'immancabile biglietto vergato in stampatello in cui lei, sì... proprio lei... la Befana, ti faceva il consueto paternale rammentandoti le tue manchevolezze dell'anno trascorso, ti raccomandava di non ricadere nelle tue colpe e, infine, ti perdonava.....capite..?...ti perdonava....e questa era una assoluzione laica, cui tenevi tantissimo, perchè oltretutto non aveva penitenza e poi significava che , accanto o poco distante dalla calza, c'era il giocattolo che avevi richiesto, sognato e desiderato da molti mesi. Ecco dunque che il ripensare a queste gioie ti riconciliava con la befana non befana. Però.. da allora in avanti non sarebbe più stata la stessa cosa....

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