1125px-Nuova_Via_Seta.svg wikipedia.pngdi Lorenzo Lauretano

Bentornati cari lettori, quest'oggi rimarremo in ambito internazionale, andando ad analizzare la questione della 'Via della seta' e l'espansionismo economico cinese.

Come ben sappiamo, la Repubblica Popolare Cinese è uno stato monopartitico, dominato e governato a partire dal 1949 dal partito comunista cinese. Nonostante questo, negli ultimi decenni è cresciuta a ritmi sorprendenti grazie all'adozione di un economia più aperta rispetto agli standard dei paesi socialisti.

Possiamo dire ad oggi che è un'economia ibrida, a metà strada tra la pianificazione statale e un'economia di mercato. La potenza economica cinese, a differenza dei decenni passati, non si basa più ormai sul dumping verso le economie occidentali, ma anzi, vanta una serie di industrie all'avanguardia al pari delle industrie europee ed americane. La visione del governo cinese è indirizzata verso un dominio economico dei propri avversari.

One_Belt_One_Road via della seta wikipedia.pngUn tipo di domino molto più efficace di qualsiasi occupazione militare. Ed ecco che negli anni 2010 nasce la "Belt and road Initiative", un programma internazionale, attraverso cui collegare tramite la costruzione e gestione di assets strategici quali strade, ferrovie e porti. Questo espansionismo nasce durante la crisi delle economie occidentali del 2008, momento in cui, la Cina avverte le difficoltà economiche dell'occidente e si accorge dell'incredibile opportunità che le si presenta davanti: chi domina l'economia europea domina di conseguenza il mondo.

Il progetto cresce e ad oggi molti stati hanno aderito sia in Asia, che in Europa ed in Africa. È proprio in quest'ultimo continente, specialmente nelle regioni orientali, che i cinesi stanno investendo ingenti somme per lo sviluppo di quelle nazioni. In Asia gli investimenti servono più che altro ad isolare eventuali competitors della Cina, prima su tutti l'India. E infine in Europa abbiamo degli investimenti nei vicini Balcani, in Grecia e in Serbia nello specifico, in Spagna e in Belgio. In Italia, diversi governi hanno "flirtato" con l'iniziativa cinese, fino a raggiungere nel 2019 la firma del cosiddetto "Memorandum Italia-Cina".

Cina RepPop Carta Amministrativa da wikipedia.pngE fin qui tutto bene.

Il problema è che in geopolitica non si fa niente per niente. Quando gli Stati Uniti inviarono i fondi del piano Marshall, fondamentali per la ricostruzione post-bellica, ottennero la fedeltà degli stati liberali e democratici dell'Europa Occidentale. Fedeltà che vale anche al giorno d'oggi.

Un prezzo più che equo aggiungerei!

Gli Stati Uniti erano (e sono) uno stato liberale, quindi non vi potevano essere dei rischi di interferenze troppo marcate, le quali di fatto non vi sono state. Il rischio dei rapporti con la Cina è che eventualmente, dopo aver accettato gli investimenti, vengano poi a chiedere il conto, con relativi interessi, ai singoli Stati che hanno accettato la proposta. E a quel punto lo Stato sarà costretto a svendersi per poter sopravvivere, e alla fine del processo, si ritroverà nella sfera d'influenza cinese, legato a doppio filo ad una potenza illiberale.

Non è un caso che scelgano stati che già versano in condizioni economiche quantomeno precarie. E qui in Italia dovremmo stare in guardia, e non essere così sicuri di poter aderire a tale programma. Le condizioni economiche in cui versa il nostro paese sono pessime, peggiorate ancora più dall'emergenza pandemica legata al Covid-19. Ci manca solo di cedere la sovranità degli assets strategici ad uno stato illiberale come la Cina. In tal caso, chi ci garantirebbe un futuro prospero? Quando uno Stato controlla le infrastrutture di un altro, può decidere il destino dei traffici passanti attraverso tali infrastrutture. Concludendo, il futuro del Paese è da scrivere, e il sottoscritto si augura di poter continuare a vivere in una Italia inserita a pieno titolo nel blocco occidentale, poiché qualunque alternativa sarebbe dannosa per la nostra amata libertà e per il nostro stile di vita.

Per oggi chiudo qui. Ci ritroviamo di nuovo tra due settimane, con il prossimo argomento!