bosco.jpgGrosseto: "Recentemente i vertici di Legambiente Toscana hanno appoggiato il varo della modifica alla legge forestale,

che esautora le Soprintendenze a rilasciare l’autorizzazione paesaggistica per i tagli boschivi in aree tutelate da decreto ministeriale. La gestione forestale insostenibile nella nostra Regione ha creato in prevalenza boschi cedui sottoposti a taglio raso ogni 20 – 30 anni. Abbiamo quindi prevalentemente boschi allo stato giovanile, che non possono fornire i benefici ecosistemici tipici della foresta adulta, come quelli culturali e di regolazione.

La politica forestale regionale, al di là di vuoti proclami, mira infatti ad esaltare solo il valore commerciale del legno, a detrimento delle altre funzioni, tra l’altro nella sua versione più povera e meno redditizia per l’economia locale e montana: la legna da ardere. Lo dimostra il fatto che tutti i lavoratori del settore sono stranieri, mentre sempre più spesso si registrano i malumori del settore turistico e ricettivo. Lo stato dei nostri boschi, infatti, tra rifiuti abbandonati dai tagliaboschi incivili, tagli a raso e viabilità escursionistica distrutta dai trattori, inizia a danneggiare seriamente le altre economie che non siano strettamente legate allo sfruttamento del legno.

Questa Sezione Maremma Toscana, che opera in un territorio, la Maremma, particolarmente sfruttato, dove i boschi cedui rappresentano circa i 90% di tutti i boschi, da tempo propone, in accordo coi massimi esponenti del pensiero forestale, una gestione forestale che vada verso la fustaia, con differenziate tecniche di gestione che comunque assicurino la costante presenza del bosco. Queste tecniche esistono e sono state elaborate da oltre 100 anni, e producono oltretutto un maggior indotto economico nella filiera forestale.

La questione della gestione forestale insostenibile sta diventando la prima questione ambientale della Toscana, e tutte le associazioni ambientaliste, i comitati e la cittadinanza attiva stanno fortemente criticando la posizione ostinata della Regione, orientata a favorire l’interesse e l’incapacità di adeguarsi agli standard ambientali di poche ditte boschive. In questo unanime coro di protesta manca solo la voce di Legambiente, una delle associazioni più importanti e prestigiose della Nazione. Una voce che non è muta, ma che purtroppo canta addirittura fuori dal coro, a favore della politica della Regione.

Non comprendiamo e non condividiamo questa presa di posizione, ed invitiamo i cugini di Legambiente a riflettere sulle proprie posizioni, anche per non rimanere isolati su un fronte di intervento ambientalista che sarà centrale nei prossimi anni. La nostra Nazione, e specialmente la Toscana e la Maremma, hanno bisogno dell’autorevolezza e della forza di Legambiente, che invitiamo a partecipare attivamente a questo dibattito, sia con la voce dei vertici, sia con quella delle sezioni", conclude il Presidente, Michele Scola.