Festa della Toscana: Giani, “Da questa regione l’identità dello Stato moderno”

L’intervento del presidente Regione, Eugenio Giani: “Pietro Leopoldo, il grande riformatore: dall’economia alla scuola, dalla sanità ai comuni, alla giustizia”

Firenze – Un excursus storico sulla Festa della Toscana e sulle sue origini al centro dell’intervento del presidente della Regione Eugenio Giani in chiusura della seduta solenne della Festa dedicata quest’anno a “Un ponte per la pace”.

“Celebriamo una Toscana che ha costruito un’identità che nessun’altra delle Regioni italiane ha – ha detto Giani – ovvero un’identità propria di un governo che arriva da 456 anni, il 27 agosto del 1569, in cui Cosimo I de’ Medici diventa Magnus Dux Etruriae e grazie al quale il nostro territorio diventa una regione che è uno stato”.

Il presidente Giani, definendo Pietro Leopoldo “un extraterrestre, perché veniva in Toscana non essendo né nato né cresciuto nella nostra regione”, ha ricordato le sue riforme economiche con l’eliminazione di tutti i dazi e le dogane, con la decisione di abolire le 21 vecchie corporazioni e imporre i propri statuti, dando a tutti i lavori pari dignità, “Pietro Leopoldo – ha spiegato - dice basta con le corporazioni, ci vuole un unico centro di registrazione economica delle attività, che è la Camera di commercio” e “tutti hanno diritto di iscriversi senza distinzioni del lavoro che fanno”.

Non solo vengono declinate le riforme nell’economia – come ha raccontato il presidente – ma anche nella scuola, con la nascita di quattro scuole pubbliche, nella sanità pubblica con gli statuti di Santa Maria Nuova e Santa Maria della Scala a Siena dove c’è un modo nuovo di concepire gli ospedali, “non più luoghi di fragilità”, ma “luoghi in cui ci si specializza nella cura”. Da qui “nascono la chirurgia e la specializzazione delle discipline mediche” e “le attività di carità vengono sviluppate da istituzioni che vengono progressivamente fondate”.

Poi si ricorda Leopoldo come colui che “costituisce le comunità, quelle che oggi chiamiamo i Comuni, come luoghi di aggregazione dei popoli, e così da mille e duecento popoli la Toscana diventa il luogo delle 300 comunità”, e “ancora oggi abbiamo 273 comuni razionali e con la capacità di fare”.

“Leopoldo, il grande straordinario riformatore – ha continuato Giani - che vive il momento epocale quando prepara la riforma della giustizia”, “con l’abolizione della pena di morte, della tortura e della confisca dei beni ai condannati”. Infine, la realizzazione delle opere pubbliche “come la strada statale dell’Abetone e del Brennero”, “le bonifiche del lago di Bientina, finite da Leopoldo II, la Val di Chiana che viene resa il granaio della Toscana, la Maremma che inizia il percorso che gli consentirà di superare gli effetti malarici”.

In conclusione, Giani ricorda “il significato dell’opera di questo granduca che attraverso l’abolizione della pena di morte, ci regala qualcosa che non è solo storia ma è attualità”, “il frutto dell’identità della Toscana, l’unico degli stati preunitari che assomiglia ad una Regione di oggi. Non c’è nessuna altra delle 19 regioni che abbia avuto l’identità da stato moderno che abbiamo noi”.

La seduta si è conclusa con la consegna del Pegaso della regione ai due relatori: al presidente del Gabinetto Viesseux Riccardo Nencini e Sandro Rogari, ordinario di storia contemporanea dell’Università di Firenze.