L’Organizzazione – che ha messo a disposizione canoe per consegnare gli aiuti - chiede a governi, donatori e alla comunità internazionale di aumentare i finanziamenti per aiutare le generazioni attuali e future ad affrontare gli shock climatici.
Roma: Le squadre di emergenza stanno intervenendo rapidamente per portare cibo e altri beni di prima necessità alle famiglie colpite da devastanti inondazioni e frane in Indonesia, dove alcuni villaggi sono isolati. In Sri Lanka, le canoe fornite da Save the Children, sono state utilizzate per le operazioni di soccorso e consegnare aiuti dopo che l’acqua ha sommerso le strade.
Le forti piogge monsoniche e i cicloni tropicali hanno causato morte e distruzione in tutta l'Asia la scorsa settimana, con oltre 700 persone uccise sull'isola indonesiana di Sumatra e più di 500 ancora disperse, mentre in Sri Lanka oltre 600 persone sono morte e centinaia risultano disperse.
Save the Children - l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro - ha inviato squadre nell’isola di Sumatra in alcune delle aree più difficili da raggiungere, tra cui la Reggenza di Langkat, Aceh Tamiang, Tapanuli Centrale e Sud, dove le case sono state distrutte, le strade sommerse e le comunità sono rimaste isolate senza energia elettrica e telecomunicazioni.
"I bambini hanno perso tutto, le loro case e gli oggetti più cari, e non vanno a scuola. Sono stressati. Alcuni vivono con le famiglie in rifugi sovraffollati, dove la loro protezione è sempre a rischio. La nostra maggiore preoccupazione riguarda i villaggi più isolati, che le squadre di soccorso non hanno ancora raggiunto, dove l’accesso è complicato anche in condizioni ordinarie”, ha dichiarato Fadli Usman, Direttore Umanitario di Save the Children Indonesia.
Al Fadhil di Yayasan Geutanyoe, un partner locale che collabora con Save the Children, ha affermato che le condizioni sono simili a quelle dello tsunami di Aceh del 2004: elettricità interrotta, case distrutte, auto sparse lungo le strade e segnale internet interrotto.

Finora, l’Organizzazione ha distribuito 1.000 pacchi, ovvero circa quattro camion carichi di rifornimenti per rifugi temporanei e cibo alle famiglie colpite, e si sta preparando ad allestire spazi a misura di bambino per aiutarli a riprendersi, oltre a fornire assistenza medica.
In Sri Lanka, circa 360.000 bambini di età compresa tra 0 e 14 anni vivono in aree a rischio di inondazioni o frane dopo il ciclone Ditwah, secondo una valutazione congiunta condotta dal governo e da organizzazioni umanitarie, tra cui Save the Children.
Pushpa*, 44 anni, si è ritrovata con l’acqua alla vita, ed è fuggita con il marito e i due figli adolescenti dalla sua casa alla periferia di Colombo, che poi è stata completamente sommersa. Ora vive con 400 persone in una scuola che ospita circa 15 famiglie in ogni aula, che dormono su stuoie sul pavimento di cemento.
Pushpa fa parte di un Disaster Management committee (VDMC) del suo villaggio, un gruppo di persone che – grazie a un’iniziativa di Save the Children e del suo partner Sarvodaya nelle comunità nelle aree soggette a inondazioni - hanno ricevuto le conoscenze essenziali per attivare una risposta rapida in caso di calamità, e sono stati dotati delle attrezzature necessarie. La formazione ha contribuito a garantire che non ci fossero vittime nel suo villaggio, mentre alcuni strumenti sono stati utilizzati nella risposta emergenziale, come ad esempio gli strumenti che erano stati preparati per rispondere a questo tipo di situazioni, bombole di gas e pentole sufficientemente grandi per riuscire a cucinare per l’intera comunità.
"Tutti sapevano cosa fare e quali fossero il loro ruolo e le loro responsabilità. Alle 3 del mattino abbiamo attivato il sistema di allert predisposto per dire a tutti nel villaggio di spostarsi nella scuola e nel tempio – i luoghi sicuri individuati nella fase di preparazione all’emergenza. Grazie a questo, sono state salvate delle vite. Ero così orgogliosa di mia figlia. Sapeva cosa fare grazie alla formazione ricevuta e stava sistemando le cose in alto, per evitare l'acqua che saliva, e preparando le valigie. Ci diceva di andarcene perché il vento si stava alzando e diceva ai vicini cosa fare, dando loro le indicazioni" ha detto Pushpa.
"Dotare le comunità degli strumenti e delle conoscenze necessarie per rispondere alle catastrofi è fondamentale. Significa agire tempestivamente, senza aspettare aiuti esterni: le persone possono aiutarsi da sole. Questo modello a gestione locale non solo protegge vite umane, ma rafforza anche la resilienza di bambini e famiglie in aree dello Sri Lanka dove la crisi climatica sta alimentando eventi meteorologici estremi. La rapidità con cui le comunità hanno risposto al disastro dimostra che l'adattamento climatico e la riduzione del rischio di catastrofi non sono solo concetti" ha dichiarato Julian Chellappah, Direttore di Save the Children Sri Lanka.
L'Asia è la regione più soggetta a disastri climatici e meteorologici al mondo e si sta riscaldando più rapidamente rispetto alla media globale, con un aumento di vittime e perdite economiche dovute a inondazioni, tempeste e ondate di calore più intense[3].
Save the Children chiede a governi, donatori e alla comunità internazionale di aumentare i finanziamenti per aiutare le generazioni attuali e future ad affrontare gli shock climatici.
L’Organizzazione opera in Sri Lanka dal 1974, contribuendo sia alle esigenze umanitarie che a quelle di sviluppo in tutto il Paese e sta collaborando con i suoi partner per consentire una risposta locale al ciclone Ditwah. Save the Children opera in Indonesia dal 1976, in 20 delle 38 province esistenti, con interventi umanitari e progetti su istruzione, salute e nutrizione, protezione dell’infanzia e lotta alla povertà.
Per sostenere l’attività di Save the Children in emergenza: https://dona-ora.savethechildren.it/dona-anche-tu-emergenza-in-corso