Padova: L’equipe dell’Università di Padova dimostra sperimentalmente che i cosiddetti “agonisti del recettore del GLP-1”, non solo aiutano a dimagrire, ma stimolano direttamente anche la motilità degli spermatozoi, indipendentemente dall’effetto metabolico. I risultati presentati durante il Convegno di Endocrinologia e medicina della riproduzione. Il professor Foresta: “Il recettore del GLP-1 è presente sugli spermatozoi e favorisce i meccanismi che li rendono più fertilizzanti’’
L'obesità rappresenta una delle principali sfide di salute pubblica in Italia, con un impatto significativo sia sulla popolazione generale sia sul sistema sanitario. L'obesità è associata a numerose complicanze, tra cui l'infertilità maschile. Essa influisce negativamente sulla salute riproduttiva per diversi motivi. Questo fattore si inserisce nel più ampio problema della denatalità. Dal 2008, anno in cui si registravano 576.000 nascite, in Italia c'è stata una riduzione del 34%, pari a 197.000 unità in meno (dati ISTAT). Facendo focus sul Veneto, il 46% della popolazione risulta composta da persone in sovrappeso o obese (dati Sorveglianza Passi, Istituto superiore di sanità).
“Questi dati evidenziano un problema crescente e la necessità di un intervento preventivo o terapeutico”, dichiara il professor Carlo Foresta, presidente della Fondazione Foresta ETS, annunciando la recente scoperta di come una classe di farmaci utilizzati per il trattamento dell’obesità e del diabete, i cosiddetti agonisti del recettore del GLP-1, efficaci nel favorire un calo di peso del 15-20% in soggetti obesi, siano in grado di agire direttamente sull’induzione della motilità spermatica attivando anche i meccanismi che rendono lo spermatozoo idoneo alla capacità fertilizzante. In particolare, la molecola anti-obesità tirzepatide aiuta a perdere peso ed agisce direttamente sui meccanismi molecolari che preparano gli spermatozoi a fecondare l’ovocita.
La scoperta dell’Università di Padova è stata presentata alla comunità scientifica durante il 40mo Convegno di Endocrinologia e medicina della riproduzione dal tema “La natalità in crisi: fattori di rischio e strategie di difesa” che si tiene il 29 e 30 gennaio presso l’Aula Magna del Palazzo del Bo dell’Università di Padova, nuova location scelta dopo anni nella sede di Abano Terme.
Nel corso del convegno si confrontano figure di eccellenza nel campo della medicina, della biologia, della statistica, e delle scienze ambientali. L’evento riunisce ginecologi, andrologi, endocrinologi, urologi e medici di base nonché biologi, embriologi e tecnici di laboratorio. Durante la due giorni di studi, viene affrontato il tema della denatalità e i molteplici fattori che la influenzano.
Entrando nel dettaglio, la nuova ricerca sperimentale in Italia è stata condotta presso l’Università di Padova da un’equipe di ricercatori guidati dal professor Foresta in collaborazione con il professor Alberto Ferlin del Dipartimento di medicina dell’università di Padova e il professor Andrea Di Nisio dell’Università Pegaso.
I ricercatori dell’Università di Padova hanno documentato la presenza del GLP1, ormone fisiologico prodotto dal nostro intestino dopo l’assunzione di cibo e da cui derivano i farmaci oggi usati per il trattamento dell’obesità, nel liquido seminale di soggetti sani e la presenza di recettori per GLP1 sulla membrana degli spermatozoi. Questo lascia supporre un ruolo fisiologico di questo ormone anche a livello riproduttivo, indipendentemente dal suo ruolo metabolico in altri distretti.
La stimolazione di questi recettori da parte del farmaco GLP1-agonista ha indotto un netto incremento della motilità spermatica e una modificazione strutturale della membrana con l’attivazione di sistemi molecolari che sono sovrapponibili a quelli osservati quando lo spermatozoo viene attivato, attraverso un meccanismo noto come capacitazione e reazione acrosomiale, per prepararlo alla fecondazione dell’ovocita.
“Questi risultati sono di grande impatto perché dimostrano che il farmaco tirzepatide influenza positivamente la fertilità del soggetto obeso, non soltanto indirettamente attraverso il dimagramento, ma anche stimolando direttamente le fasi maturative che rendono lo spermatozoo abile alla fecondazione”, precisa il professor Di Nisio. “I risultati suggeriscono un possibile trattamento dell’infertilità maschile con tirzepatide anche in condizioni cliniche che non sono correlate all’obesità o al diabete. Ma ovviamente ulteriori studi clinici sono necessari per approfondire i risultati sperimentali ottenuti”.
“Interventi farmacologici innovativi, come quelli proposti con gli agonisti del recettore del GLP-1, sono efficaci non solo per il trattamento dell’obesità o diabete, ma anche per un possibile trattamento dell’infertilità maschile, per la dimostrata efficacia della molecola tirzepatide sulla motilità spermatica e sui meccanismi molecolari che consentono allo spermatozoo di raggiungere e penetrare l’ovocita”, conclude il professor Foresta. “Questa ipotesi, attualmente sperimentale, necessita di una verifica clinica. Ma già ora è un'importante risorsa terapeutica, ma devono essere integrati con strategie preventive, educazione sanitaria e cambiamenti nello stile di vita. L'attenzione verso le complicanze dell'obesità, inclusa l'infertilità maschile, sottolinea l'importanza di un approccio multidisciplinare nella gestione di questa patologia”.