Il CNDDU accoglie la segnalazione del Garante della disabilità di Grosseto e richiama le istituzioni: l’accessibilità non può essere sospesa, anche se temporaneamente
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani accoglie con profonda attenzione e condivisione la segnalazione del Garante della disabilità del Comune di Grosseto relativa alla temporanea sottrazione degli stalli di sosta riservati alle persone con disabilità presso il distretto sociosanitario di via Don Minzoni.
Ciò che viene definito “temporaneo” nel linguaggio tecnico-amministrativo, per molte persone si traduce in una sospensione reale dei diritti. Ed è proprio in questa distanza tra le parole delle procedure e la vita concreta delle persone che si annida una delle più insidiose forme di discriminazione: quella che non nasce da un atto apertamente ostile, ma da una progettazione che dimentica, esclude, ignora.
La sottrazione degli stalli riservati, se non accompagnata da soluzioni alternative immediate ed efficaci, non rappresenta un semplice disagio logistico, ma una negazione di fatto del diritto all’accessibilità e alla mobilità. Una negazione che assume contorni ancora più gravi quando interessa un presidio sociosanitario, luogo deputato alla cura, all’assistenza e alla tutela della dignità umana.
In una zona urbana già complessa dal punto di vista del traffico e della fruibilità, l’assenza di parcheggi riservati colpisce in modo sproporzionato le persone con disabilità, trasformando l’accesso alle cure in un percorso a ostacoli. In questi casi, la città smette di essere uno spazio comune e diventa un territorio selettivo, che accoglie solo chi è in grado di adattarsi, lasciando ai margini chi avrebbe invece diritto a maggiore tutela.
Come docenti di Diritti Umani, riteniamo che episodi come questo interroghino la coscienza civile di una comunità. L’accessibilità non può essere pensata come un elemento accessorio, da garantire “quando possibile”. È una condizione strutturale della democrazia, perché misura la reale capacità di uno Stato e delle sue istituzioni di riconoscere pari dignità a tutte le persone.
La riflessione che si impone è più ampia: una società che accetta la sospensione dei diritti dei più fragili in nome dell’efficienza, della fretta o della semplificazione organizzativa è una società che ha smarrito la gerarchia dei valori. I lavori pubblici non possono procedere come se i corpi, i bisogni e le fragilità non esistessero. Progettare senza includere significa, di fatto, escludere.
Condividiamo e rilanciamo con forza quanto affermato dal Garante Diego Montani: ogni intervento sul territorio deve prevedere, sin dall’origine, soluzioni alternative adeguate per le persone con disabilità. In assenza di tali misure, non si è di fronte a una disattenzione, ma a una discriminazione di fatto che non può e non deve essere tollerata.
L’accessibilità non è un favore, non è una concessione temporanea, non è una gentilezza istituzionale. È un diritto umano fondamentale, che va garantito sempre, soprattutto nei luoghi in cui si esercita il diritto alla salute.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani auspica un intervento immediato per il ripristino di condizioni di piena accessibilità e invita le istituzioni a trasformare questo episodio in un’occasione di consapevolezza e cambiamento. Perché una comunità autenticamente inclusiva non è quella che interviene dopo le segnalazioni, ma quella che progetta pensando, fin dall’inizio, a non lasciare indietro nessuno.
prof. Romano Pesavento - presidente CNDDU