Grosseto: “La proposta definitiva del Ministro Calderoli sulla classificazione dei comuni montani ci lascia con l’amaro in bocca – commentano Leonardo Marras, assessore all’economia, al turismo e all’agricoltura della Regione Toscana e Lidia Bai, consigliera regionale –. Per fortuna sono stati recuperati i due comuni amiatini inizialmente declassati, Castel del Piano e Sorano, ma in generale la Maremma ne esce frustrata e penalizzata; a scontarne maggiormente le conseguenze saranno le imprese e i comuni più piccoli”.
Solo nove comuni su ventotto della provincia di Grosseto risultano classificati come montani: Arcidosso, Castell’Azzara, Castel del Piano, Montieri, Roccalbegna, Santa Fiora, Seggiano, Semproniano, Sorano. Nove anche i comuni del grossetano che finora erano classificati montani ed ora non lo sono più: Monterotondo, Massa Marittima, Roccastrada, Civitella Paganico, Cinigiano, Scansano, Manciano, Pitigliano, Monte Argentario. Un quadro che non restituisce assolutamente la complessità geografica, economica e sociale di un territorio vasto e caratterizzato da forti criticità strutturali.
“La montanità – proseguono – non può essere ridotta esclusivamente a un parametro altimetrico o statistico. In aree come la Maremma interna pesano lo spopolamento, la carenza di servizi essenziali, le difficoltà infrastrutturali e i maggiori costi sostenuti da cittadini e imprese. Elementi che incidono concretamente sulla qualità della vita e sulla competitività del sistema economico locale. Ridurre il numero dei comuni riconosciuti come montani, infatti, significa restringere le opportunità di sviluppo per territori che già fanno i conti con fragilità demografiche e produttive. È una scelta che rischia di ampliare i divari anziché colmarli”.
“Una decisione da contrastare anche a fronte degli sforzi che la Regione mette in campo, costantemente, per valorizzare i piccoli comuni montani – concludono –. Non si tratta di una rivendicazione formale, ma di una questione concreta che riguarda lavoro, servizi e prospettive di crescita. Le imprese agricole, turistiche e artigianali operano in condizioni di oggettiva difficoltà e hanno bisogno di strumenti adeguati per rimanere competitive”.