Il presidente Andrea Tiso avverte sulle criticità del principio di reciprocità e chiede controlli rigorosi per tutelare gli standard qualitativi dell’agricoltura europea.
Il via libera all’accordo tra l’Unione Europea e il Mercosur non è accolto positivamente da Confeuro (Confederazione Agricoltori Europei), che ha ribadito la propria forte contrarietà. Secondo l'associazione, restano evidenti i rischi di uno squilibrio competitivo che potrebbe penalizzare in modo particolare i piccoli e medi agricoltori del Vecchio Continente. Ciononostante, l’intesa viene vista come un banco di prova per la capacità dell’UE di gestire le aperture commerciali senza sacrificare il proprio modello agricolo.
All'interno dell'accordo sono stati inseriti elementi che, se applicati correttamente, potrebbero attenuare gli effetti negativi, come le clausole di salvaguardia, meccanismi di protezione più incisivi e un rafforzamento dei controlli sulle merci in ingresso. Tuttavia, la principale preoccupazione di Confeuro rimane il rispetto del principio di reciprocità. La Confederazione sottolinea come sia estremamente complesso vincolare Paesi terzi all’adozione delle stesse tecniche produttive e degli elevati standard ambientali, sanitari e sociali imposti in Europa, definendo questo nodo il punto più debole dell’intesa.
Per far fronte a questa situazione, Andrea Tiso, presidente nazionale di Confeuro, ritiene fondamentale che, oltre alla vigilanza istituzionale, si investa nella comunicazione e nella valorizzazione delle produzioni europee nei mercati sudamericani. L'obiettivo è puntare sulla qualità, sulla tracciabilità e sull’eccellenza di un modello che ha reso l’Europa un riferimento globale per la sicurezza alimentare.
In conclusione, la posizione espressa è che l’Unione Europea, pur non potendo restare isolata commercialmente, debba trasformare accordi complessi come questo in strumenti per rafforzare, e non indebolire, il sistema agricolo. La vera sfida sarà dunque garantire tutele concrete e prospettive di sviluppo ai piccoli e medi produttori, considerati l’ossatura dell’agricoltura europea.