Grosseto: A poco più di un anno dall’insediamento della nuova assemblea, il Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud sta vivendo una fase di profonda trasformazione, segnata da un passaggio di testimone che non è stato solo burocratico, ma culturale. Roberto Olivelli, vicepresidente dell’ente, ripercorre questo primo periodo di mandato con la consapevolezza di chi ha visto cambiare pelle a un’istituzione storica. «Quando ho accettato di svolgere questo incarico ero un po’ all’oscuro del funzionamento del consorzio», confessa Olivelli, ricordando come l’approccio iniziale sia stato di studio e osservazione. Attraverso la partecipazione costante alle commissioni e il dialogo con l’apparato tecnico, la sorpresa è stata però immediata: «Sono rimasto piacevolmente sorpreso dall’impegno di tutto l’apparato e sono soddisfatto dei risultati che si stanno ottenendo».
Il cuore pulsante di questa rinascita risiede, secondo il vicepresidente, nella qualità delle persone che compongono l’ente. Non si tratta solo di dirigenti, impiegati od operai, ma di una forza lavoro che opera sul campo con dedizione. «Ho apprezzato l’impegno degli operai che svolgono con una grande attitudine il proprio lavoro» sottolinea Olivelli, evidenziando come la loro opera sia l’unico vero baluardo per «salvaguardare le imprese agricole che sono a valle e che sono soggette di possibili alluvioni».
Questa operosità è stata catalizzata da un cambio al vertice che ha interrotto una gestione ultra-trentennale, portando una ventata di freschezza necessaria. «Il cambio generazionale era in un certo senso dovuto dopo trentacinque anni di una presidenza, seppur molto valida, come quella di Fabio Bellacchi», osserva Olivelli, lodando «la dedizione del nuovo presidente Federico Vanni che agisce in totale sinergia con l’apparato». Questo nuovo corso ha riportato al centro il valore del confronto: commissioni che in passato erano poco partecipate sono oggi motori di idee, luoghi dove si affrontano i problemi del territorio a trecentosessanta gradi, creando un clima propositivo e sereno che è la vera marcia in più della struttura.
Se la missione storica della bonifica è sempre stata quella di «regimare le acque piovane e portarle via per tutelare il territorio», oggi il paradigma sta cambiando radicalmente sotto la spinta del cambiamento climatico. Olivelli, 66 anni, è un agricoltore storico della Maremma: con la sua azienda agraria Il Podere, oltre 50 ettari di coltivazioni biologiche tra pomodori, zucchini, zucche, basilico e cereali nella zona di Cernaia, sa bene che una sfida cruciale attende l’agricoltura. La siccità e la scarsità idrica impongono una visione opposta: l’acqua non va solo allontanata quando è troppa, ma trattenuta quando manca. «Ci stiamo sempre più interessando anche alla gestione delle acque irrigue per tutto il comparto agricolo» spiega Olivelli, definendo l’acqua come una risorsa «sempre più ridotta e sempre più fondamentale per le aziende agricole che fanno coltura».
L’obiettivo strategico per i prossimi anni è ambizioso: trasformare il Consorzio nel perno centrale della gestione idrica pubblica. Questo significa superare la frammentazione e i consumi frastagliati per arrivare a una gestione unitaria e oculata. «L’impegno principale sarà quello di cercare di avere un ruolo sempre più importante proprio nella gestione delle acque pubbliche», afferma il vicepresidente, ribadendo la necessità di operare in stretta collaborazione con le associazioni di categoria e il mondo politico per ottenere i giusti appoggi istituzionali.
Per tradurre queste intenzioni in realtà, il Consorzio sta mettendo in campo una progettualità imponente che guarda al futuro delle campagne maremmane. Si lavora alla creazione di nuovi comprensori irrigui e, soprattutto, a infrastrutture capaci di stoccare la risorsa.
«Questo comporta impegni nella progettazione e nella realizzazione di invasi a monte e di opere come il bacino sul canale diversivo», spiega Olivelli, che ha un ruolo importante anche nella sua organizzazione agricola, la Cia. L’idea è quella di trattenere «più acqua dolce possibile» per dare risposte certe alle aziende agricole, evitando che la stagione produttiva venga compromessa dalla sete. La chiusura di Olivelli è un richiamo alla responsabilità e all’equità: «L’acqua va gestita da monte fino a valle e bisogna cercare di far sì che la risorsa sia distribuita in modo equo». È un monito affinché la pianura maremmana non si ritrovi mai più «a secco» nel momento del bisogno, garantendo che ogni goccia sia valorizzata a beneficio dell’intera comunità.