“Picchiato perché troppo lento”. La Flai Cgil scopre una rete di caporalato in Maremma, lavoratori sottoposti a turni anche di 15 ore"

Denuncia di un lavoratore pakistano contro lo sfruttamento in agricoltura a Grosseto. Il 16 febbraio si terrà l'udienza preliminare contro i responsabili del caporalato.

Grosseto: Sembra una class action invece è caporalato. Alla denuncia di un lavoratore, se ne sono sommate via via molte di più. Lunedì 16 febbraio 2026, alle ore 10:30, si terrà l'udienza preliminare al Tribunale di Grosseto per il procedimento penale, che vede imputati i responsabili di un articolato sistema di sfruttamento lavorativo in agricoltura nella zona di Paganico. Tutto è emerso da una denuncia iniziale sporta da un singolo lavoratore pakistano nel settembre 2022 che ha rotto il muro del silenzio e ha avuto il coraggio di denunciare. Da subito accolto e assistito dalla Flai Cgil, alla sua denuncia sono seguite quelle dei suoi colleghi, che hanno confermato le medesime condizioni di grave caporalato. In aggiunta al supporto fornito dalla Flai Cgil Grosseto sin dall'inizio, i lavoratori sono tutelati anche dall'Avv. Carlo De Martis, che li assisterà nell'udienza preliminare come difensore delle parti offese.

Ricostruzione della vicenda

La querela è stata depositata nel settembre 2022 ai Carabinieri di Grosseto, a seguito di un'aggressione fisica subita il 29 agosto 2022 fuori dall'orario di lavoro dal lavoratore che ha avviato le denunce. L’uomo fu picchiato con pugni e calci da più persone che lo accusavano di essere lento nel lavoro. Riportò trauma cranico, contusione al braccio superiore destro, frattura delle ossa nasali, accusava anche cefalea. La prognosi complessiva fu di 17 giorni, come certificato dai referti del Pronto Soccorso di Grosseto. Le indagini, delegate dalla Procura al Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Grosseto, hanno svelato un sistema criminale di reclutamento di lavoratori pakistani in stato di bisogno, con ditte agricole intestate a prestanomi ma gestite di fatto dai caporali (anch'essi pakistani), che omettevano versamenti contributivi, chiudevano le società dopo circa due anni per eludere i controlli e utilizzavano minacce di ritorsioni sui familiari dei lavoratori rimasti in Pakistan, incluso l'invio di immagini con fucili d'assalto via WhatsApp per intimorire. Il lavoratore che ha iniziato a stroncare questa rete di silenzio, si presentò con lividi evidenti a un'iniziativa sindacale a Roma, introdotto da un mediatore culturale, e non esitò a denunciare nonostante le intimidazioni.

Orari di lavoro e sfruttamento quotidiano

I lavoratori erano sottoposti a turni estenuanti fino a 15 ore giornaliere nei mesi estivi, dalle 5:00 alle 20:00 con una sola ora di pausa pranzo, protratti per 7 giorni su 7 senza riposi settimanali, ferie retribuite o permessi per malattia. Anche nei casi di colpo di sole erano costretti a lavorare sotto minaccia. In inverno le ore si riducevano a 8 al giorno ma sempre senza interruzioni domenicali; pagati in nero 5 euro l'ora (contro i 10,65 del CCNL), senza contratto, formazione sulla sicurezza, visite mediche pre-assunzione o assicurazione Inail, con controllo a vista costante. I caporali si posizionavano ai capi opposti del campo urlando insulti in urdu ("figlio di cane", "figlio di put***a") e minacciando percosse per ogni presunta lentezza. Nessun accesso a bagni, acqua potabile o punti di ristoro nei campi. I lavoratori erano sfruttati per mansioni di potatura, vendemmia e zappatura in vari fondi tra Grosseto, Siena e Orbetello, trasportati con furgoni condivisi.

Condizioni abitative degradanti

I lavoratori vivevano ammassati in tre appartamenti gestiti dalla rete di caporali. A Paganico, erano costretti a pagare ai caporali un affitto di 140-150 euro mensili a testa senza contratto, con circa 20-21 persone per appartamento in stanze da letto minuscole (8 posti letto ciascuna), cucina e due bagni condivisi. Sopralluoghi dei Carabinieri e dell'Asl Toscana hanno rilevato sovraffollamento illegale (le superfici erano per massimo 4 persone), carenze igienico-sanitarie gravi (muffe, incrostazioni), impianti fatiscenti (cavi elettrici scoperti, riscaldamento non funzionante, bombola gas pericolosa vicino al camino, termosifoni arrugginiti), degrado strutturale con rischio incendio e inabitabilità dichiarata dal Comune di Civitella Paganico. Il vitto era a carico dei lavoratori, in un clima di terrore costante per rappresaglie in Pakistan.

Dopo la battaglia la causa ora arriva in tribunale

L'Avvocato Carlo De Martis, che difende alcune delle parti offese e ha assistito fin dall’inizio il lavoratore che per primo ha avuto il coraggio di denunciare: «Le indagini hanno portato alla luce un meccanismo criminale di caporalato che ha umiliato e sfruttato lavoratori vulnerabili – dice l’avvocato - lunedì in Tribunale difenderemo con determinazione i loro diritti, certi che la giustizia italiana sa tutelare i più deboli. Allo stesso modo saprà fare piena luce e punire i colpevoli».

Paolo Rossi, attuale Segretario Flai Cgil Grosseto ricorda quanto la battaglia contro il caporalato sia nell’agenda della Flai Cgil. «Questa vicenda conferma l'urgenza di contrastare il caporalato in Maremma – ribadisce Rossi – queste vicende purtroppo non sono casi isolati. Proprio grazie all'impegno delle nostre Brigate del Lavoro tra Grosseto e Siena, la Commissione d’inchiesta del Senato sullo sfruttamento del lavoro si è attivata annunciando azioni concrete contro lo sfruttamento. Tra ottobre e novembre 2025, in soli tre giorni, abbiamo incontrato centinaia di lavoratori pakistani e di altre nazionalità diretti ai campi per condizioni analoghe: turni forzati, paghe da fame, alloggi inumani. Flai Cgil continuerà questa battaglia sul territorio e nelle aule di giustizia».

Pier Paolo Micci, segretario Flai Cgil Grosseto all'epoca dei fatti, ricorda la vicenda ed esprime solidarietà per i lavoratori, seguendo gli sviluppi di una causa a lui sempre cara. «Tutto è iniziato quando il lavoratore pakistano, reduce dalle percosse, si presentò a un'iniziativa Flai a Roma introdotto da un mediatore culturale – ricorda Micci - mi mostrò i lividi. Poi si presentarono in sindacato anche i testimoni: avevano subito maltrattamenti simili, e si sono uniti a supporto del loro collega. Non era un episodio isolato, ma un sistema strutturato di violenza e controllo. Ringrazio l'Ispettorato del Lavoro e i Carabinieri per l'assistenza impeccabile fornita ai lavoratori, che non hanno esitato a procedere alla querela nonostante le minacce esplicite sui parenti in Pakistan. Questo coraggio ha svelato la volontà dei lavoratori di non chinare la testa, dimostrando che non esistono intoccabili, tantomeno nel caporalato».

Flai Cgil Grosseto seguirà con la massima attenzione l'udienza preliminare del 16 febbraio, ribadendo il proprio impegno contro ogni forma di sfruttamento e per la dignità del lavoro agricolo.