Declassamento lupo, Confagricoltura Grosseto: “finalmente un cambio di passo”

In Toscana previsto il prelievo di 22 esemplari, il 14% di quelli italiani

Grosseto: Declassamento per il lupo. Dopo anni di battaglie è arrivato un decreto ministeriale del novembre 2025, che sancisce un primo atteso segnale di cambiamento sul fronte della gestione del lupo. Un decreto che modifica gli allegati D ed E del DPR 357/87 in attuazione della direttiva europea (UE) 2025/1237, relativi alla protezione del Canis lupus, che conseguentemente subisce un declassamento. Una novità questa, molto attesa dagli allevatori e dal mondo agricolo in generale, che Confagricoltura Grosseto accoglie con attenzione, ma anche con molte cautele. 

Il lupo – spiega il presidente di Confagricoltura Grosseto Attilio Tocchi – non è più inserito tra le specie che richiedono una protezione rigorosa, ma passa nell’allegato delle specie di interesse comunitario il cui prelievo può essere oggetto di misure di gestione. È un passaggio importante, perché riconosce finalmente la necessità di una gestione più flessibile, soprattutto nelle aree dove il conflitto con la zootecnia è diventato insostenibile, come in particolare per la nostra Maremma.” Il declassamento comporta infatti una riduzione del grado di protezione, rendendo possibili interventi di prelievo selettivo, sempre nel rispetto del mantenimento di uno “stato di conservazione soddisfacente” della specie. “Un equilibrio delicato, che però – secondo Tocchi – non può più prescindere dalla realtà dei territori.” Parallelamente, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha predisposto lo schema di decreto che definisce il tasso massimo di prelievo annuale del lupo, provvedimento previsto dalla legge sulla Montagna, la numero 131/2025. Il testo, ora all’esame della Conferenza Stato-Regioni, si basa sulla proposta di ISPRA di applicare tassi cautelativi compresi tra il 3 e il 5% della popolazione stimata, facendo riferimento però all’unica indagine nazionale disponibile, quella del 2020-2021, che stimava in circa 3.300, il numero di esemplari di lupo in Italia. 

“Ed è qui che emergono le nostre maggiori perplessità – sottolinea Tocchi – perché l’impostazione del decreto risente chiaramente di dati non aggiornati. Nel frattempo la presenza del lupo è aumentata e si è espansa in molte aree del Paese, ma questo non viene adeguatamente considerato.” Sulla base di quelle stime, il decreto prevede un prelievo massimo nazionale di 160 lupi. La Toscana risulta la regione con il numero più elevato di capi prelevabili: 22, pari a quasi il 14% del totale nazionale, seguita da Piemonte, Lazio ed Emilia-Romagna. “Non è un caso – osserva il presidente di Confagricoltura Grosseto – perché proprio qui l’impatto sulla zootecnia è particolarmente pesante. Parliamo di territori, come la Maremma, dove allevare significa presidiare aree interne, spesso marginali, che senza le aziende agricole rischiano l’abbandono. Una economia quella allevatoriale il cui valore non è solo economico ma soprattuto ambientale.” Se andassimo ad analizzare il fenomeno, i numeri sono eloquenti più di ogni altra cosa. Tra il 2015 e il 2019 si sono registrati 18 mila eventi di predazione, con la perdita di oltre 43.700 capi, soprattutto ovicaprini, ma anche bovini, equini, suini e perfino specie avicole.

Nel solo 2024, i danni economici da predazione hanno raggiunto 2,8 milioni di euro. “Il problema – insiste Tocchi – è che l’impatto non è diffuso in modo uniforme, ma si concentra su un numero ristretto di aziende, circa 1.300 a livello nazionale, che subiscono attacchi ripetuti, cronici, anno dopo anno. Molte di queste aziende sono proprio in Maremma, e per loro la situazione è diventata economicamente e psicologicamente insostenibile.” A complicare ulteriormente il quadro c’è la sottostima del fenomeno, riconosciuta dalla stessa ISPRA. Non tutti i danni vengono denunciati o indennizzati e manca un sistema nazionale omogeneo di raccolta dei dati, con informazioni frammentate tra Regioni e Province autonome. “Senza dati certi e aggiornati – conclude il presidente di Confagricoltura Grosseto – ogni decisione rischia di essere parziale e inefficace. Il declassamento del lupo è un passo nella giusta direzione, ma ora servono strumenti concreti, basati sulla realtà dei territori e non su fotografie vecchie di cinque anni. Difendere la biodiversità è fondamentale, ma lo è altrettanto difendere chi ogni giorno lavora, investe e garantisce la sopravvivenza delle nostre aree rurali.”