Costi produzione sempre più su, prezzi pagati agli agricoltori sempre più giù: settore in forte sofferenza a causa speculazioni e concorrenza. Coldiretti chiede ed ottiene la commissione unica nazionale per la filiera del grano e costi medi produzione: vigilerà su trasparenza.
Grosseto: Forti ritardi per la semina del grano duro in Maremma. Le piogge battenti e frequenti cadute in queste settimane in molte delle aree a vocazione cerealicola della provincia di Grosseto stanno impedendo agli agricoltori di entrare nei campi per procedere alla semina del frumento destinato alla produzione di pane e pasta. I terreni, zuppi d’acqua, rendono impossibile qualsiasi lavorazione con i mezzi meccanici, abbassando giorno dopo giorno le potenziali possibilità di buoni raccolti. In alcune zone, come nel Mancianese, gli agricoltori devono fare i conti anche con numerosi smottamenti. Nell’area di Massa Marittima, solo nell’ultimo mese, sono caduti oltre 300 millimetri di pioggia.
Ma c’è anche un altro fattore che ha fatto slittare la semina di un paio di mesi: l’indecisione degli agricoltori. Molti non se la sono sentita di investire in una coltura che non assicura più una giusta remunerazione, anche a causa dell’invasione di frumento estero che affonda il prezzo del grano italiano. Solo nell’ultimo anno le importazioni di frumento dal Canada, dove si utilizza il glifosate nella delicata fase della preraccolta (pratica vietata in Europa), sono cresciute del 93%.
A denunciarlo è Coldiretti Grosseto, impegnata in questi giorni negli incontri con i soci sul territorio per condividere i risultati delle recenti mobilitazioni che hanno permesso di sventare il tentativo di taglio alle risorse della PAC, rinviare alla Corte di Giustizia UE ogni decisione sul Mercosur e ottenere l’istituzione della CUN – Commissione Unica Nazionale per la filiera del grano.
“Ad oggi, secondo le nostre rilevazioni, meno della metà dei campi è stata seminata in Maremma. Questo rende l’idea del grande clima di incertezza che ruota attorno a un settore importantissimo che negli ultimi vent’anni ha perso il 30% della produzione, solo in parte recuperata da altre colture. Gli agricoltori sarebbero ben felici di tornare a seminare grano duro, ma in queste condizioni è un bagno di sangue” – spiega Simone Castelli, presidente di Coldiretti Grosseto.
“La CUN e la pubblicazione del costo medio di produzione da parte di Ismea sono strumenti fondamentali per la trasparenza e la regolamentazione del mercato, che prima non esistevano e che fanno paura ai trafficanti di grano. È per questo che siamo scesi in piazza alcuni mesi fa. Per difendere le nostre produzioni dobbiamo alzare il livello dei controlli, sviluppare i contratti di filiera, contrastare il crollo dei prezzi agricoli e tutelare il reddito delle imprese, senza il quale non possono sopravvivere, e la salute dei consumatori”.
La Commissione Unica Nazionale ha il compito di individuare il prezzo indicativo del grano duro di produzione nazionale e le relative tendenze di mercato. Si tratta di uno strumento essenziale per contrastare il crollo periodico delle quotazioni riconosciute agli agricoltori, alimentato dagli arrivi di prodotto estero e dalle dinamiche delle borse merci. Una situazione che minaccia la sopravvivenza di migliaia di aziende della Maremma, in aree già a rischio desertificazione.
Produrre un quintale di grano duro per la pasta costa in media 30,3 euro nel Centro-Nord, secondo Ismea, mentre per acquistare un chilo di pasta il consumatore finale spende fino a 2 euro. Numeri che evidenziano le distorsioni della filiera: negli ultimi quattro anni le quotazioni pagate agli agricoltori sono calate tra il 35% e il 40%, con una distribuzione del valore del tutto iniqua che penalizza produttori e consumatori.
“In queste condizioni di mercato perdiamo tra i 300 e i 400 euro per ettaro – conclude Lubiano Balotti, cerealicoltore e presidente della sezione Coldiretti di Capalbio –. Senza margini non possiamo investire in innovazione, sicurezza né restare competitivi. I ritardi nelle semine causati dal maltempo arrivano nel momento peggiore: per salvare la stagione dovrebbe filare tutto liscio dal punto di vista climatico. È una vera e propria roulette russa”.