Quando una casa diventa un privilegio negato

Il CNDDU denuncia una grave forma di discriminazione abitativa e richiama le istituzioni alle proprie responsabilità

Firenze: Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime il proprio sostegno convinto e pubblico alla segnalazione del Garante della Disabilità del Comune di Grosseto, Diego Montani, che ha portato all’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica una vicenda emblematica di discriminazione abitativa.

La storia di Rudy Pacchioni e Valentina Generale non è una “eccezione sfortunata”, ma il riflesso fedele di un sistema che continua a proclamarsi inclusivo mentre, nei fatti, erige barriere invisibili ma invalicabili. Due giovani che scelgono consapevolmente la Maremma come luogo di vita, che si dichiarano pronti a sostenere i costi per rendere accessibile un’abitazione, che desiderano lavorare, partecipare, contribuire. Eppure, respinti. Non per mancanza di garanzie, ma per una condizione: la disabilità di Rudy, paraplegico.

Come docenti di Diritti Umani, non possiamo ignorare che il diritto all’abitare è un diritto fondamentale, riconosciuto dalle principali carte internazionali e strettamente connesso alla dignità della persona. Negarlo, condizionarlo o subordinarlo a criteri che escludono sistematicamente chi non rientra in standard arbitrari – come la richiesta di un impiego esclusivamente statale – significa alimentare una discriminazione strutturale, silenziosa e socialmente accettata. Proprio per questo, pericolosa.

L’accessibilità non è un favore, né un costo da evitare: è un principio di giustizia sociale. Ambienti accessibili non servono “solo” alle persone con disabilità, ma rendono una comunità più vivibile per tutti. Trasformare l’eccezione in normalità è una responsabilità collettiva, non una concessione individuale.

Accogliamo con favore l’interlocuzione già avviata dal Garante con il Sindaco di Grosseto, Antonfrancesco Vivarelli Colonna, e con il Presidente della Provincia, Francesco Limatola, e riteniamo fondamentale che le istituzioni assumano un ruolo attivo e visibile, non solo nella risoluzione del singolo caso, ma nella costruzione di politiche abitative realmente inclusive.

Questa vicenda ci pone una domanda che, come educatori, rivolgiamo anche ai nostri studenti e alla società tutta: che valore hanno i Diritti Umani se restano confinati nei manuali, nelle celebrazioni ufficiali o nei proclami? I diritti esistono solo se trovano applicazione nella vita quotidiana, nelle scelte concrete, anche – e soprattutto – quando richiedono un cambio di mentalità.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani si unisce all’appello di Diego Montani a proprietari di immobili, agenzie, cittadini e realtà economiche: non voltarsi dall’altra parte è un atto educativo, prima ancora che solidale. Ogni porta che si apre è una lezione di civiltà. Ogni rifiuto ingiustificato è una sconfitta per l’intera comunità.

Difendere il diritto di Rudy e Valentina a una casa significa difendere il diritto di tutti a una società più giusta, coerente e umana. E i Diritti Umani, quando sono autentici, non chiedono permesso: chiedono coraggio.

prof. Romano Pesavento - presidente CNDDU