Docenti fuori sede: la battaglia per il diritto all'abitazione e all'istruzione

Lucca: Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani intende portare all’attenzione del dibattito pubblico una criticità che ha ormai assunto dimensione strutturale e che incide direttamente sull’effettività del diritto all’istruzione: la progressiva scomparsa degli alloggi destinati alla locazione stabile per i docenti fuori sede.

Le segnalazioni raccolte a livello nazionale descrivono un quadro convergente e preoccupante. L’offerta di affitti annuali si è ridotta in misura significativa — stimata intorno al 50% — a fronte di una crescente destinazione degli immobili agli affitti brevi a vocazione turistica. Non si tratta soltanto di una trasformazione del mercato immobiliare, ma di un fenomeno che produce effetti sistemici su una categoria professionale essenziale, sottoposta a mobilità geografica obbligata e spesso imprevedibile.

Il caso più emblematico riguarda i docenti di ruolo fuori sede che vivono la discontinuità dell’assegnazione provvisoria interprovinciale. Molti di loro, in un anno scolastico, ottengono la possibilità di avvicinarsi alla città di residenza e ricostruiscono temporaneamente un equilibrio familiare e abitativo; nell’anno successivo, non ottenendo la medesima concessione, sono costretti a rientrare nelle sedi di titolarità — frequentemente collocate nel Centro e nel Nord del Paese — affrontando in tempi ristretti una nuova ricerca di alloggio in un contesto di offerta ridotta e canoni elevati.

Questa alternanza non rappresenta una semplice difficoltà logistica, ma configura una forma di precarietà abitativa ciclica, incompatibile con la funzione pubblica svolta. Il docente diventa un lavoratore chiamato a garantire continuità didattica mentre la propria vita materiale è segnata da discontinuità strutturale. La questione assume quindi una dimensione giuridica precisa, perché incide sull’effettività del diritto al lavoro in condizioni dignitose, sul principio di uguaglianza sostanziale e sul diritto all’unità familiare, tutti riferimenti che trovano fondamento nella Costituzione e nella giurisprudenza sociale europea.

L’espansione degli affitti brevi, se non accompagnata da strumenti di riequilibrio, produce un effetto redistributivo regressivo: trasferisce valore dal lavoro stabile verso la rendita turistica e riduce la disponibilità di beni essenziali per categorie professionali strategiche. In questo scenario, il docente fuori sede diventa indicatore anticipatore di una trasformazione più ampia del rapporto tra città, lavoro pubblico e diritto all’abitare.

L’emergenza abitativa dei docenti non è dunque una questione corporativa, ma un tema di infrastruttura sociale del sistema educativo. Quando la ricerca di una casa diventa incerta, costosa e temporalmente incompatibile con l’avvio dell’anno scolastico, ne risentono la stabilità del personale, la continuità didattica e, in ultima analisi, la qualità del servizio pubblico.

Il CNDDU ritiene necessario un intervento che superi la logica emergenziale e riconosca la dimensione strutturale del problema. Per tale ragione rivolge una richiesta urgente al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché la condizione abitativa dei docenti fuori sede venga formalmente riconosciuta come fattore incidente sull’organizzazione del sistema scolastico e oggetto di politiche integrate tra istruzione, abitazione e fiscalità.

La riflessione che proponiamo è di natura giuridica ed economica insieme. Il mercato degli affitti brevi rappresenta una componente legittima dell’economia urbana, ma la sua espansione senza correttivi genera esternalità negative che richiedono strumenti di regolazione intelligenti. In questo senso, appare necessario introdurre meccanismi capaci di rendere nuovamente conveniente la locazione stabile a lavoratori pubblici ad alta mobilità, non attraverso misure episodiche, ma tramite una cornice normativa stabile che riconosca l’alloggio come fattore funzionale all’erogazione del servizio pubblico.

Occorre immaginare un modello in cui l’abitare dei docenti fuori sede venga trattato come infrastruttura del sistema educativo, al pari del trasporto o della digitalizzazione scolastica. Ciò implica l’integrazione tra politiche fiscali, strumenti di garanzia pubblica e nuove forme di intermediazione istituzionale capaci di ridurre il rischio percepito dai proprietari e il costo sostenuto dai docenti.

In questa prospettiva, il CNDDU propone una soluzione innovativa fondata su una logica di partenariato pubblico-sociale: la creazione di un dispositivo nazionale di garanzia locativa per il personale scolastico ad alta mobilità, basato su contratti standardizzati, copertura pubblica parziale del rischio morosità, incentivi fiscali automatici e piattaforme territoriali di matching gestite con il coinvolgimento degli enti locali. Un simile strumento consentirebbe di ricondurre una quota di immobili dal mercato turistico a quello stabile senza imporre divieti generalizzati, ma modificando gli incentivi economici e giuridici.

Le conclusioni che emergono sono chiare. La precarietà abitativa ciclica dei docenti — soprattutto di coloro che alternano anni di assegnazione provvisoria a rientri forzati nelle sedi lontane dalla residenza — rappresenta una vulnerabilità sistemica del sistema scolastico italiano. Ignorarla significa accettare che una funzione pubblica essenziale si regga su equilibri personali fragili e costosi.

Riconoscerla, al contrario, permette di trasformare un problema in occasione di innovazione delle politiche pubbliche, sperimentando modelli di regolazione dell’abitare capaci di coniugare sostenibilità economica, tutela del lavoro e qualità dei servizi.

Garantire ai docenti la possibilità concreta di trovare casa non è una misura accessoria: è una condizione di effettività del diritto all’istruzione.

Il CNDDU continuerà a promuovere analisi, interlocuzioni istituzionali e proposte normative affinché l’emergenza abitativa dei docenti fuori sede entri stabilmente nell’agenda delle politiche educative e urbane del Paese.