Capalbio: il manifesto d'archivio che rivela l'impegno per l'autonomia comunale

Un manifesto della Democrazia Cristiana rivela l'impegno per l'autonomia di Capalbio, con Amintore Fanfani come figura chiave nella conquista dell'autonomia comunale

Capalbio: Dalle carte d’archivio di Giovanni Casalini, padre di Michele, già Capo Zona della Democrazia Cristiana nel sud della Maremma, emerge un manifesto che testimonia l’impegno politico per l’autonomia di Capalbio. C’è un documento, ormai ingiallito dal tempo ma ancora vivido nel suo significato politico, che racconta un passaggio fondamentale della storia amministrativa di Capalbio: la conquista dell’autonomia comunale.

Si tratta di un manifesto indirizzato all’On. Amintore Fanfani, allora Presidente del Consiglio dei Ministri, figura centrale della Democrazia Cristiana e della politica italiana del dopoguerra. Nel testo si legge un ringraziamento esplicito per il suo “fattivo determinante interessamento”, riconosciuto come decisivo nell’interpretare i sentimenti della popolazione capalbiese nel “giorno fausto” dell’autonomia.

Il documento, firmato dalla D.C. – Sezione Capalbio, testimonia in modo diretto l’impegno politico locale e nazionale che portò Capalbio a diventare Comune autonomo, separandosi dal precedente assetto amministrativo. È un frammento di storia che unisce il livello locale a quello nazionale, mostrando come le dinamiche politiche romane si intrecciassero con le aspirazioni delle comunità maremmane.

Il ruolo della Democrazia Cristiana e di Amintore Fanfani, leader di primo piano della Democrazia Cristiana e più volte Presidente del Consiglio, ebbe un ruolo determinante nella politica di sviluppo e riorganizzazione amministrativa dell’Italia del secondo dopoguerra. Il manifesto lascia intendere che il processo di autonomia di Capalbio non fu solo una vicenda locale, ma il risultato di un dialogo politico che coinvolse direttamente i vertici nazionali.

La formula solenne del testo - “grata Suo fattivo determinante interessamento” - riflette lo stile politico dell’epoca e il peso simbolico dell’appoggio governativo. L’espressione “giorno fausto autonomia” celebra l’istituzione del nuovo Comune come una vera e propria conquista identitaria. 

Le carte d’archivio sono una memoria familiare e collettiva. «Questo documento proviene dall’archivio di mio padre - ricorda Michele Casalini - , già Capo Zona della Democrazia Cristiana, Segretario Nazionale della D.C. per l’area sud della Provincia Maremmana e Capalbio. Il suo ruolo lo collocava in una posizione strategica nel rapporto tra territorio e vertici nazionali del partito».

Le carte conservate raccontano non solo un passaggio amministrativo, ma un’intera stagione politica in cui l’autonomia comunale rappresentava uno strumento di riscatto e di sviluppo per le comunità locali. 

Ricerche in rete e riscontri storici. Le fonti storiche disponibili confermano che Capalbio ottenne l’autonomia comunale nel secondo dopoguerra, in un contesto di riorganizzazione amministrativa della provincia di Grosseto. La Democrazia Cristiana, forza dominante in quegli anni, fu protagonista dei processi decisionali che portarono alla nascita di nuovi enti locali.

La presenza del nome di Fanfani in un documento ufficiale della sezione locale rafforza l’ipotesi di un suo diretto coinvolgimento o sostegno politico all’istanza capalbiese.

Un tassello della storia maremmana. Oggi, a distanza di decenni, quel manifesto rappresenta molto più di un semplice ringraziamento politico: è la testimonianza di un momento in cui una comunità si riconobbe nella propria autonomia istituzionale.

«Rileggere queste carte - conclude Michele Casalini - significa restituire voce a una stagione politica intensa, fatta di relazioni personali, impegno territoriale e dialogo tra centro e periferia. È la storia di Capalbio che diventa Comune, ma anche la storia di una Maremma che cercava, e trovava, nuovi spazi di autodeterminazione».